Afte: cosa fare

Capita a molte persone di avvertire una piaghetta gonfia e ulcerata all’interno della bocca, tanto dolorosa da complicare le normali attività come mangiare, bere, parlare e lavarsi i denti.
È possibile che si tratti dell’afta, un disturbo della mucosa orale che colpisce le donne più degli uomini e in Italia interessa addirittura il 40% della popolazione. 

Cos’è l’afta
L’afta è l’espressione clinica della stomatite aftosa ricorrente, cioè la malattia ulcerativa più frequente del cavo orale: si presenta come un arrossamento che poi si evolve in un’erosione bianco-giallastra o grigiastra di forma ovalare, di dimensioni variabili e mai sanguinante.
Le cause non sono ancora del tutto chiare, ma sono stati individuati dei fattori scatenanti che favorirebbero l’insorgenza di queste ulcerazioni, localizzate principalmente sul lato interno delle labbra, guance, pieghe delle mucose, margini e superficie inferiore della lingua, pavimento della bocca, palato molle e pilastri tonsillari. 

Nello sviluppo dell’infiammazione giocano un ruolo importante la genetica, lo stress, le carenze nutrizionali, gli agenti microbiologici (tra i quali prevale lo streptococco orale), i fattori immunitari, le alterazioni ormonali, i disturbi del sistema nervoso autonomo, le malattie psichiche e i traumatismi locali, come i morsi e le abrasioni da spazzolino. 

Cosa fare

È proprio a causa di questa multifattorialità che le afte non si possono prevenire. Niente bevande bollenti Si possono però adottare alcuni accorgimenti per evitare che il dolore si accentui e che la guarigione vada per le lunghe, a cominciare da quello che si porta in tavola. 
Il momento più critico è quello del pasto: masticando un boccone, infatti, l’ulcera è sottoposta a ulteriori abrasioni, che causano fitte dolorose e fastidio prolungato.

Nella fase più acuta del disturbo bisognerebbe evitare di mangiare cibi troppo friabili e croccanti, che potrebbero aggravare la sintomatologia. Oltre alla consistenza, però, è necessario prestare attenzione anche all’acidità di alimenti e bevande, in grado di irritare ulteriormente il cratere ulceroso: per questo, sarebbe meglio eliminare momentaneamente agrumi, pomodori e aceto, alcol, cioccolato, caffè e cibi piccanti.
Infine, occhio alla temperatura: bocconi troppo caldi potrebbero peggiorare l’infiammazione.

Dentifrici antisettici
Sebbene sia molto fastidiosa, l’afta è guaribile nell’arco di dieci giorni, non è contagiosa e non deve destare grandi preoccupazioni, specialmente se ci si affida a un prodotto in grado di lenire il dolore, evitare un’infezione delle ulcere da parte della flora batterica orale e prevenire le recidive, potenziando i meccanismi di difesa. 
In prima battuta, ci si può rivolgere al proprio odontoiatra, il quale prescriverà il farmaco topico che ritiene migliore per quella persona . 
Oltre a un’adeguata igiene orale, si possono usare collutori, gel, dentifrici antisettici a base di clorexidina, che è un agente antibatterico e disinfettante ad ampio spettro d’azione. Tuttavia l’uso prolungato di questa sostanza, anche oltre il periodo indicato, può causare un’alterazione della cromia dei denti, favorendo l’insorgenza di macchie sulla superficie: in questi casi, è bene rivolgersi all’odontoiatra per prenotare una seduta di pulizia dentale professionale, in grado di riportare il dente al suo colore naturale. 
In alternativa, esistono anche le compresse adesive buccali con corticosteroidi: queste ultime devono essere posizionate a diretto contatto con l’ulcera, dove esplicano la loro azione protettiva, antinfiammatoria e antidolorifica.


Farmaci in gel
In commercio sono presenti numerosi prodotti da banco, utili per alleviare i sintomi ma non per curare in modo definitivo il disturbo. I presidi disponibili di sicura efficacia includono l’impiego di sospensione o gel a base di sucralfato, un principio attivo impiegato soprattutto nel trattamento
di ulcere del tratto gastrointestinale. 
Possiede un’attività citoprotettiva, che stimola la produzione di muco e bicarbonato, cioè la sostanza prodotta dalle cellule epiteliali per proteggere la mucosa dello stomaco dall’acidità. Si può optare anche per toccature con prodotti a base di cloruro di zinco a bassa (1,5%) e alta (36,77%) concentrazione: il ruolo svolto è quello di un’azione caustica sulla mucosa e quindi localmente si nota un’attività antisettica e analgesica. Infine, un efficace alleato contro le lesioni ulcerose della bocca è l’acido ialuronico in gel. Questo polimero è un componente essenziale della matrice extracellulare dei tessuti, tra cui quello della mucosa orale, pertanto posizionandolo direttamente nel cratere ulceroso se ne favorisce la guarigione.


Generalmente questi prodotti vanno applicati almeno due volte al giorno, fino a quando l’afta tende a scomparire; tuttavia, se i presidi non risolvono il disturbo nei tempi previsti, è meglio sottoporsi a un controllo dal proprio medico di famiglia per valutare se le lesioni sono secondarie a malattie sistemiche che potrebbero averle provocate. In questo caso, si interviene sulla patologia di base e si eliminano i possibili fattori scatenanti.

Come avere una bocca sana

Alito cattivo, afte, gengive sensibili, carie: i disturbi della bocca sono molteplici, ma per ognuno di essi la medicina naturale ti offre soluzioni efficaci che contribuiscono alla prevenzione e al mantenimento di una buona salute orale.
Una buona salute orale dipende soprattutto dall’igiene e da un’alimentazione sana, volti a prevenire la presenza di infezioni nella bocca. E’ stato provato, inoltre, che le infezioni parodontali possono influire sulla salute del cuore.
Piante efficaci
Salvia, liquerizia, calendula, iperico e timo sono tutte piante che aiutano a eliminare le infezioni responsabili della carie e delle placca batterica. Fai bollire per cinque minuti circa un bicchiere d’acqua minerale con un cucchiaio di miscela di queste piante in parti uguali. Lascia riposare il tutto coperto per dieci ,minuti, cola, aggiungi il succo di mezzo limone e fai degli sciacqui da una a tre volte al giorno.
Estratto di semi di pompelmo. Ha proprietà battericide e fungicide.  Fai degli sciacqui con mezzo bicchiere d’acqua e quindici gocce di estratto da una a tre volte al giorno, per prevenire carie e placca.

Curare le gengive
Lisina. E’ un aminoacido essenziale per mantenere in salute il collagene delle gengive, riducendo in questo modo le infezioni delle gengive da parte dei batteri. Non solo, aiuta anche a prevenire le infezioni virali.
Coenzima Q10. E’ una sostanza che l’organismo produce naturalmente e che agisce come una vitamina, dando vitalità ai tessuti in generale e in particolare alle gengive. Chi ha problemi gengivali spesso ha una carenza di questo coenzima.
Vitamina C con biaflavonoidi. Il loro effetto benefico sulle gengive migliora la salute della bocca. La vitamina C, infatti, partecipa alla produzione di collagene, componente fondamentale di questa parte, e aumenta la resistenza alle infezioni.

Combattere le afte
Ferro e complesso B (B6, B8 e B12). In caso di anemia per mancanza di ferro e vitamine del gruppo B, non si è solo più deboli, ma anche più soggetti a queste fastidiose lesioni a livello della bocca. Per evitarle, è bene integrare queste sostanze assumendo cibi ricchi di ferro e vitamine del complesso B.
Sangue di drago. E’ un potente cicatrizzante di afte, ulcere e ferite, con proprietà antisettiche nei confronti di numerosi agenti patogeni. Si applica direttamente sulle afte.
Probiotici. Migliorano le difese dell’organismo dopo aver avuto un’infezione o aver preso un antibiotico e, quindi, aiutano a evitare le afte.


A ogni modo, per avere una bocca sana bisogna seguire queste regole.
Bere acqua ricca di fluoro e usare un dentifricio a base di fluoro. La prevenzione data dal fluoro contro la carie funziona a qualunque età.
Evitare il consumo di tabacco. Oltre  a tutti i rischi per la salute, i consumatori di tabaccano rischiano finoa sette volte di più lo sviluppo di disturbi a carico delle gengive rispetto ai non fumatori. I fumatori hanno un rischio più alto di sviluppare le infezioni fungine del cavo orale.
Mangiare correttamente. Sia i bambini che gli adulti dovrebbero evitare di mangiare molti zuccheri e carboidrati, contenuti soprattutto in dolci e snack. Mangiare frutta e verdura durante la giornata stimola la salivazione che a sua volta favorisce la rimineralizzazione dei denti.

Come allungare la vita dei propri denti

Esistono gesti semplici che non richiedono un grande sforzo e che migliorano efficacemente la salute della tua bocca. Prendi nota, perché questi piccoli dettagli di sicuro eviteranno che in futuro tu debba ricorrere a cure odontoiatriche.
Non mangiarti le unghie
Sotto di esse si nascondono i batteri e, quando si ha la cattiva abitudine di mangiarsi le unghie, questi possono trasferirsi sui denti e provocare carie. Inoltre incidendo l’unghia lo smalto dei denti può danneggiarsi.

Lo spazzolamento deve essere morbido
Spazzolarsi con troppa forza può danneggiare gengive e smalto dentale. Secondo le indicazioni degli esperti, il lavaggio con spazzolini duri o con setole danneggiate cause danni alle gengive. L’ideale è eseguire una pulizia lieve ma intensa, con uno spazzolino con setole di durezza media.

Evita gli alimenti dolci appiccicosi
I batteri proliferano quando i denti sono a contatto con lo zucchero che serve loro da alimento. I cibi dolci e appiccicosi, come gelatine, caramelle, chewing gum, sono i più dannosi perché aderiscono alla superficie del dente e poi vi rimangono per molto tempo.


Attenzione ai farmaci
Alcune categorie di medicinali anche di uso molto comune, come antipertesivi, antiepilettici e immunodepressivi possono provocare alterazioni gengivali. Altri farmaci (soprattutto antidepressivi e diuretici) riducono la quantità di saliva, favorendo la carie.

Autoesplora i tuoi denti, per scoprire segni di malattie orali. Con l’aiuto di uno specchietto osserva attentamente le pareti interne della bocca e controlla la parte posteriore dei denti, la lingua e il palato.
Non lavarti i denti appena finito di mangiare, soprattutto se hai consumato alimenti acidi. Aspetta 15 minuti, che è il tempo in cui l’acido viene eliminato dalla saliva. Così eviterai di danneggiare lo smalto.
Masticare chewingum senza zucchero, stimola la secrezione di saliva (ricca di componenti antibatterici) e ha un effetto pulente sulla superficie dei denti. I chewingum dolcificati con xilitolo aiutano a ridurre la presenza di batteri in bocca. Ma non eccedere.

Collutorio, solo se necessario
Alcuni hanno un elevato contenuto di alcol e seccano la bocca; altri contengono clorezidina, che può macchiare i denti. Usalo solo se te lo prescrive il dentista. Per una pulizia più approfondita puoi ricorrere a prodotti antibatterici che aiutano a eliminare il tartaro.

Frattura degli incisivi

La frattura degli incisivi in età infantile e adolescenziale è un evento che si verifica con una certa frequenza a causa della maggiore esposizione di questi denti ai traumi diretti.

In primo luogo va verificato che non ci sia una perdita del rapporto del dente col suo alveolo (lussazione); secondariamente, va indagata l’integrità della radice e delle pareti dell’osso alveolare: è, in genere, consigliata una radiografia. Infine, va posta attenzione alla salute della polpa del dente: qualora il distacco del frammento abbia causato l’esposizione di tale tessuto, si dovrà procedere alla sua rimozione mediante una devitalizzazione. In caso contrario, va comunque monitorato nel tempo: può succedere che si verifiche comunque la necrosi della polpa a seguito del trauma subito. In genere, un test di vitalità col freddo ed eventualmente una seconda radiografia a distanza di due/tre mesi, sono sufficienti: spesso si assiste in questi casi a un cambiamento di colore del dente che appare, dunque, più scuro rispetto a quelli vicini.


Per quanto riguarda la riabilitazione definitiva, spesso non è necessario ricorrere all’impiantologia: ciò avviene solo se la radice ha riportato una frattura o se nel tempo essa si riassorbe (rizalisi).
Tuttavia, le moderne tecniche di ricostruzione estetica mediante l’utilizzo di faccette di ceramica sono generalmente in grado di riportare i denti fratturati a un aspetto e resistenza ottimale.

Macchie sui denti: consigli pratici

Per avere denti bianchi e smaglianti basterebbero pochi accorgimenti quotidiani. Ma quando il guaio è fatto, si può ancora intervenire . 
Le macchie dei denti non si fermano dall’oggi al domani: di solito sono il risultato di anni di esposizione a molteplici fattori scatenanti. La soluzione più semplice è quella di lavarsi i denti subito dopo mangiato, o almeno tre volte al giorno per almeno due minuti, e usare abitualmente anche filo interdentale e colluttorio. Controlli regolari dal dentista, oltre a una pulizia dentale da effettuare almeno due volte l’anno, completano la prevenzione.
Le cause delle macchie
Il colore dei denti non è uno standard assoluto: la genetica, infatti, gioca un ruolo importante sia per quanto riguarda il biancore dei denti sia per le altre evetnuali patologie. Anche l’età è un fattore che influenza la colorazione dei denti: lo strato dello smalto si assottiglia gradualmente, rilevando il colore naturale della dentina. In generale però, bisogna fare attenzione ad alimenti molto pigmentanti (ciliegie, mirtilli, curry, salsa di soia) e ad alcune bevande comuni come tè, caffè, vino rosso e liquidi molto caldi e molto freddi, che influiscono sulla struttura del dente provocando delle alterazioni cromatiche visibili. 
Oltre a questo, ci sono dei medicinali a cui bisogna prestare attenzione: antibiotici contenenti tetracicline e minociclina, alcuni tipi di antistaminici e colluttori, in cui la concentrazione di clorexidina (sostanza antibatterica) se troppo alta può decolorare i denti. Anche il tabacco incide sulla colorazione del dente e favorisce l’insorgenza di uno spesso strato di macchie.

Consigli pratici anti-macchia
Un buon bicchiere d’acqua subito dopo aver bevuto caffè, tè o qualsiasi altra bevanda aromatizzata rallenta la formazione delle macchie (anche se, come detto, l’ideale sarebbe lavarsi i denti subito dopo). Le gomme da masticare non ottengono lo stesso effetto. 
Può risultare un’abitudine vincente anche mangiare cibi croccanti come mele, carote, pere e sedano, che si scompongono in parti piccole e sfregano contro i denti che si incastrano tra i denti. 
Per ottenere uno sbiancamento naturale senza ricorrere a sostanze chimiche, un metodo efficace è utilizzare il bicarbonato di sodio, sostanza che non compromette l’integrità dello smalto ma, al contrario, lo rinforza. Basta immergere lo spazzolino in acqua e bicarbonato di sodio e poi utilizzarlo per lavarsi i denti. In questo modo le particelle più piccole strofineranno delicatamente sulle macchie e il dentifricio, usato successivamente, farà il resto. A proposito, è importante leggerne sempre il contenuto: molti dentifrici infatti, contengono il saccarosio, un tipo di zucchero che anziché risolvere il problema, ne crea di maggiori.

Se le macchie sono già presenti
In questo caso è il momento di chiedere consiglio al vostro dentista che, a seconda dello stadio di sviluppo del problema, vi potrà dare il giusto suggerimento. Le macchie rilevate in una fase iniziale sono abbastanza facili da eliminare attraverso sbiancamento o micro abrasioni. Se la macchia è troppo profonda non è più possibile rimuoverla, l’opzione risolutiva è la copertura del dente con una faccetta o una corona.


Tipo di macchia
Macchie gialle: sono generalmente causate dall’accumulo di placca e dall’assunzione di bevande a base di teina e caffeina.
Macchie marroni: di solito sono dovute alla perdita di fluoro o all’uso di dentifrici non appropriati.
Macchie nere e grigio/nere: compaiono assieme all’assunzione di compresse di ferro oppure a causa dell’azione del solfuro d’argento contenuto nell’amalgame delle otturazioni.

Apparecchi invisibili per adulti

Oggi, se abbiamo i denti storti e non li abbiamo “allineati” da bambini, possiamo raddrizzarli con appositi apparecchi invisibili.
I denti infatti si muovono a qualunque età pertanto si possono raddrizzare portando l’apparecchio anche a 40 o 50 anni.
Il risultato dipende dalla buona salute della bocca: nell’adulto, a differenza dei bambini, non si può intervenire sulle basi ossee e quindi non è possibile correggere problemi scheletrici a carico del mascellare superiore o della mandibola. Ma se l’osso è sano e non ci sono patologie delle gengive non esistono grosse limitazioni. E alla fine del percorso, dopo aver portato l’apparecchietto per un periodo variabile fra i nove mesi e i due anni, il sorriso può diventare simile a quello sfoggiato dalle star.
L’ambizione di aver una dentature regolare può essere dettata solo dall’estetica. Ma a volte è anche una questione di salute. Il modo in  cui le arcate dentali entrano in contatto tra loro può provocare disturbi all’articolazione della mandibola, quali dolore alla masticazione o all’apertura della bocca, mal di testa, dolore ai muscoli del viso, blocco della mandibola. Inoltre, a volte si rende necessario riallineare i denti prima di applicare un impianto o una protesi.

Allineatori in resina trasparente
Ideati negli Stati Uniti una ventina d’anni fa, gli allineatori rimovibili, detti comunemente mascherine, sono apparecchi etti in resina trasparente realizzati su misura dal dentista.
Di facile utilizzo, vanno applicati con una leggera pressione sulle arcate dentali, si portano tutto il giorno e si tolgono solo per mangiare e per l’igiene orale.

Per chi vanno bene. L’impiego delle mascherine è indicato nel caso di denti storti (disalineamenti), sovrapposti, troppo distanziati (diastemi) oppure di mal occlusioni, cioè problemi di contatto tra i denti dell’arcata superiore e quelli dell’arcata inferiore. Gli allineatori rimovibili non sono però efficaci nel caso di difetti rilevanti, su giudizio dell’odontoiatra, e in questi casi non resta che ricorrere agli apparecchi tradizionali, purtroppo visibili.
Durata. In un paio di settimane una mascherina è in grado di indurre uno spostamento dei denti di circa un quarto di millimetro: dopo va sostituita. Ogni mese serve un controllo dal dentista, che fornisce al paziente un paio di allineatori per volta. Considerato che la durata del trattamento varia da nove a 25 mesi, serviranno in tutto da 18 a 50 apparecchietti, a seconda del tipo di problema da risolvere. A fine trattamento per stabilizzare i risultati ottenuti, occorre portare per circa sei mesi un apparecchio di contenzione. Il dentista stabilirà se si potrà usare un dispositivo rimovibile, simile alla mascherina ma in materiale più rigido, o uno fisso, incollato sulla superficie palatale o linguale del dente.
La pulizia. Per la pulizia quotidiana il modo migliore è usare spazzolino, acqua tiepida, dentifricio o sapone neutro, con l’avvertenza  di risciacquare bene. Occasionalmente si può utilizzare una pastiglia effervescente per protesi dentarie che elimina anche gli eventuali odori.
Avvertenze. L’efficacia del trattamento può essere vanificata se non si portano gli allineatori con costanza, dimenticandosi per esempio di rimetterli dopo mangiato. Importante è astenersi dalle sigarette, perché il fumo potrebbe creare aloni e quindi rendere visibili le mascherine, e dai chewing gum, perché la gomma rischia di rimanere attaccata.

Costi. Il costo del trattamento varia dai 3.000 ai 5.000  euro, a seconda della durata. A questa cifra va aggiunto il prezzo dell’apparecchio di contenzione, che va dai 500 ai 1.000 euro.

Carie: prevenzione e cura

La cura dell’igiene orale e l’attenzione alla propria alimentazione , sono due “must”: imprescindibili per la salute della bocca. Non dimentichiamola mai.
Pranzi e cene fuori casa, la consuetudine di avere sempre qualcosa sotto i denti da sgranocchiare, le sregolatezze alimentari e gli eccessi di zuccheri si possono rivelare deleterie per l’igiene orale, esponendoci a un maggior rischio di carie. Il tutto agevolato dall’ambiente acido che si viene a creare nella bocca. Un eccessivo consumo di dolci e l’abitudine a frequenti spuntini , mantengono il Ph della bocca costantemente acido, causando quindi una continua demineralizzazione.
Per prevenire la carie dobbiamo controllare quindi prima di tutto l’alimentazione, limitando il più possibile l’assunzione di cibi e bevande acidi o ricchi di zucchero preferendo invece alimenti con molte fibre.
Altrettanto importante è l’igiene orale quotidiana che deve essere eseguita dopo ogni pasto e con il filo interdentale una volta al giorno.


Come accorgersi della carie
Non sempre le carie sono dolorose e questo non è un vantaggio perché molte volte il paziente si presenta nello studio dentistico quando il processo ha raggiunto dimensioni importanti. Come possiamo fare allora per accorgerci precocemente di una carie? E’ certamente importante osservare con attenzione i propri denti e fare visite regolari di controllo. E’ importante intervenire tempestivamente perché l’estensione del processo carioso negli strati più profondi del dente può portare al danneggiamento irreversibile della polpa dentaria, cioè della parte viva del dente, causandone così l’infiammazione acuta (pulpite) che è molto dolorosa. Ad essa segue la necrosi della polpa ed infine si ha un vero e proprio ascesso, una infezione cioè che si estende all’osso, oltre il dente.


Cura
La tecnica per curare la carie si basa sulla rimozione del tessuto cariato, demineralizzato e intriso di tossine batteriche,  e la sua sostituzione con ricostruzione in composito o in amalgama, o intarsi in ceramica o in composito. 
L’amalgama è ormai poco usata a causa della potenziale tossicità del mercurio che contiene e delle sue scarse proprietà estetiche. Molto diffuso è invece l’uso del composito, esteticamente meno evidente perché di un colore molto simile a quello dei nostri denti.


L’ultima frontiera della ricerca scientifica sarà riuscire ad ottenere un efficace vaccino anticarie.

Parodontite: le cause

Quella che un tempo si chiamava piorrea o gengivite espulsiva e che oggi viene definita parodontite è una delle malattie più diffuse al mondo. 
Ne soffre, infatti, in varie forme, il 47% della popolazione sopra i 35 anni. Talvolta si manifesta in maniera lieve, mentre altre volte causa sintomi marcati e fastidiosi. In tutti i casi, comunque, non va trascurata. Infatti, se non trattata in modo adeguato, non solo mette a rischio la salute della bocca, ma può avere conseguenze su tutto l’organismo.



Ma che cosa si intende per parodontite?
Si tratta di una infezione della bocca che, se non diagnosticata e affrontata correttamente può portare alla perdita dei denti.
La maggior parte delle persone crede che i denti cadano a causa dell’invecchiamento. In realtà non è affatto così. La colpa molto spesso è proprio della parodontite. Inizialmente la malattia riguarda solo la gengiva, ma con il tempo, nelle persone predisposte, si estende alle altre strutture del parondoto, arrivando fino all’osso in cui alloggiano i denti. 
All’origine della parodontite c’è sempre una cattiva igiene orale. Se i denti non vengono puliti nel modo corretto, infatti, accumulano placca batterica, una biopellicola molle e appiccicosa di colore bianco-giallastro, formata da residui alimentari e da batteri molto attaccati fra loro e alle superfici dentali.  Se la placca non viene eliminata costantemente calcifica e diventa tartaro, un materiale molto duro che non si riesce a rimuovere con il semplice spazzolamento. Il tartaro crea sui denti una superficie ruvida e rugosa sulla quale si continua a stratificare, con grande facilità, altro sporco.
L’accumulo di placca e tartaro, però, non è sufficiente perché subentri la parodontite. Solo nelle persone predisposte, infatti, lo sviluppo dei batteri che la provocano porta all’infezione del parodonto. I più vulnerabili sono  quelli con una tendenza famigliare all’iperinfiammazione, quindi  con altri parenti che soffrono di parodontite.
Sono considerati a rischio anche gli individui che presentano malattie acquisite, in primis il diabete, e che usano per lungo tempo farmaci che possono agire negativamente sulla salute della bocca. Ci sono poi alcuni elementi che giocano un ruolo negativo, come il fumo che ostacola anche la  guarigione, e lo stress, che rende più vulnerabili aggressione da parte dei microorganismi patogeni e che può causare l’indebolimento delle strutture di sostegno dei denti. Infine, a favorire la malattia, possono essere gli squilibri ormonali (come quelli tipici della gravidanza e della menopausa) che contribuiscono a destabilizzare l’assetto generale dell’organismo.

Pulisci lingua contro l'alitosi

C’è un semplice modo che aiuta a non aver il fiato pesante, specie dopo aver mangiato aglio, cipolla o una bistecca (perché pare anche che la carne sia tra i responsabili dell’alitosi). 
Quando hai finito di lavarti i denti usa lo stesso spazzolino (a setole morbide) o meglio ancora l’apposito pulisci-lingua.


Lo trovi in farmacia, parafarmacia e in alcuni supermercati (costa sui 5 euro): non ha setole,  ma lamine morbide inclinate per seguire la conformazione della lingua. Devi posizionarlo in bocca il più indietro possibile e farlo scivolare in avanti: in genera una sola applicazione è in grado di eliminare i batteri. La placca batterica responsabile della maggior parte dei tipi di alitosi si forma  sulla superficie della lingua, specie nella parte iniziale, quella più indietro, verso la gola. Per questo può essere utile il pulisci-lingua. 
Ma per evitare  il cattivo odore, è necessario anche usare il dentifricio, spazzolino e filo interdentale per eliminare i residui di cibo. E andare almeno una volta all’anno dell’odontoiatra per la seduta di igiene professionale. 
E il colluttorio? Anche gli sciacqui funzionano se però sono accompagnati da gargarismi per servono per pulire anche la parte iniziale della lingua. Per i casi d’emergenza pul essere utile tenere in tasca un pacchetto di chewing gum. I migliori contro l’alito cattivo sono a base di sostanze aromatiche, Sali di zinco, estratti al tè verde.

Gli apparecchi ortodontici

Gli apparecchi ortodontici riposizionano i denti in modo da migliorare l’estetica , ma anche risolvere problemi o masticazione. Sono adatti sia ai giovani che agli adulti.
Gli apparecchi si dividono in due grandi categorie: i mobili e i fissi. Tra gli apparecchi mobili, che vanno utilizzati in ogni caso durante tutto il giorno e la notte, ma si possono levare per mangiare, secondo le necessità e le indicazioni del dentista, troviamo anche quelli di ultima generazione, i cosiddetti allineatori invisibili, o “bite”. Nella categoria degli apparecchi fissi, dobbiamo distinguere tra vestibolari  (esterni), cioè quelli in cui si vede la piastrina (in gergo tecnico “bracket”) posizionata sul dente, e quelli linguali (interni), nei quali le piastrine sono posizionate dietro al dente, nascoste allo sguardo. 
La scelta dipende dal problema da risolvere: gli apparecchi mobili si usano di solito se si ha l’esigenza di indurre un allargamento e un’azione scheletrica o funzionale dell’osso mascellare o della mandibola, mentre quelli fissi agiscono più direttamente sulla posizione di ogni dente.
Ma la decisione può indicare anche l’esperienza dell’ortodontista: gli apparecchi mobili sono in generale utilizzati da chi ha meno esperienza sul campo;  i più esperti sono in grado di occuparsi sia di apparecchi mobili che fissi, e in particolare di quelli linguali, che richiedono una gestione più complicata.

Non ci sono limiti d’età per l’applicazione degli apparecchi. Le condizioni di base sono la presenza di denti e la collaborazione del paziente, per cui si può iniziare il trattamento già ai 7-8 anni, ma si può intervenire anche da adulti. Ormai gli apparecchi moderni sono molto efficaci anche per gli adulti: si avranno risultati più limitati per quanto riguarda la crescita dei mascellari rispetto ai bambini, mentre gli spostamenti dentali si possono ottenere senza difficoltà legate all’età e senza grosse differenze nella tempistica. L’unica cosa che può influire negativamente è lo stato di salute dei denti: se un dente è malato, conviene non spostarlo.


Igiene
Due sono le precauzioni fondamentali da prendere una volta che si indossa l’apparecchio. Per prima cosa attenersi alle regole di una scrupolosa igiene orale per prevenire calcificazioni intorno alle componenti degli apparecchi sui denti. Se si seguono una buona igiene orale e i consigli del dentista, non ci sarà una maggiore predisposizione alla carie. Nel caso di apparecchio fisso, i movimenti di pulizia sono gli stessi consigliati per tutti, a cui ne vanno aggiunti però altri: con l’aiuto di uno spazzolino monociuffo si pulisce nelle zone in cui non può arrivare quello normale, cioè tra un dente e l’altro e sotto il filo che collega le piastrine.
Conviene poi portarsi sempre dietro lo spazzolino quando si è fuori casa e spazzolare bene i denti, eventualmente anche senza acqua e dentifricio se non li abbiamo a disposizione, subito dopo aver mangiato. 
Nel caso di apparecchio mobile il lavaggio è più semplice perché basta toglierlo e lavarsi i denti normalmente, ricordandosi però di pulire accuratamente anche l’apparecchio che va spazzolato esattamente come facciamo per i nostri denti,  quindi sopra, sotto e nelle fessure.
La seconda precauzione è di evitare di mordere  e affondare i denti in cibi particolarmente duri che possono danneggiare le piastrine.


Adattarsi alla convivenza
Qualche piccolo fastidio è del tutto normale, nei primi tempi. In particolare, l’apparecchio mobile ha un ingombro maggiore sul palato e può dare inizialmente qualche interferenza con il linguaggio. I bite invece sono molto sottili e più leggeri, e quasi non si sentono. Stessa cosa per il fisso vestibolare, mentre il fisso linguale può infastidire all’inizio per la presenza delle placche interne, ma poi ci si abitua.



Costi e durata
Si passa da un minimo di 1.000 euro per una terapia di breve durata con apparecchio rimovibile fino a costi molto più alti, che possono arrivare fino a 8.000 euro per una terapia più lunga e complessa. Il trattamento può durare da un anno (talvolta meno) fino a tre, e prevede controlli periodici ogni sei mesi circa. In generale, si riesce sempre a ottenere il risultato che ci si è prefissato. L’apparecchio risulta inefficace solo se il paziente non collabora e non segue le indicazioni del dentista.

Faccette in ceramica e sbiancamento dei denti

La ceramica viene utilizzata in odontoiatria anche per le “faccette dentali” per correggere problemi dei denti e rendere il sorriso splendente e naturale.
Una volta valutato il problema (per esempio uno smalto particolarmente macchiato) e considerata come soluzione l’applicazione delle faccette , il dentista prenderà l’impronta dentale anteriore e le realizzerà in laboratorio. Per poterle applicare deve fresare i denti, come se fossero delle comuni capsule.
Le faccette sono definitive, cioè non si potrà più fare a meno della loro applicazione,  proprio perché i denti limati non possono rimanere scoperti. Sono però sostituibili, per esempio, in caso di rottura, anche se normalmente durano una decina di anni, ma non è possibile farne a meno una volta sottoposti all’applicazione.


Se le faccette vengono adottate solo per un problema di colore dello smalto, ormai ingiallito, ma senza particolari macchie, è meglio prima prendere in considerazione lo sbiancamento dentale: questa soluzione è decisamente più economica e ha il grande vantaggio di non intaccare i denti (è un consiglio che può sembrare ovvio, ma può capitare dio imbattersi in un dentista poco scrupoloso che invece di adottare la scelta più conveniente per il paziente suggerisce quella più conveniente per sé).


Sbiancamento

Per lo sbiancamento dei denti sono sconsigliabili i kit venduti nei supermercati o in farmacia, perché non essendo personalizzati e non seguendo quindi perfettamente i la linea dei denti, possono provocare delle irritazioni gengivali. Meglio rivolgersi ad un buono studio odontoiatrico (anche se ciò significa spendere di più ma è una di quelle cose nelle quali fare economia non conviene). 
Una visita del dentista permetterà di valutare la salute della bocca, verificare che non vi siano infezioni o carie. Prima del trattamento saranno applicate delle membrane protettive sulle gengive e sui denti, poi verrà usata una soluzione di perossido di idrogeno, auto attivo e foto attivo, che dovrà essere tenuta in azione per un’ora sotto i raggi di lampade apposite per accelerare il processo di penetrazione del perossido nelle molecole dello smalto. Potrebbe essere necessaria una seconda seduta in caso di smalto particolarmente macchiato.

Apparecchi dentali: le nuove tecniche

L’apparecchio ai denti è sempre più diffuso e adottato anche dagli adulti per correggere i difetti dei denti, ma l’ortodonzia ha fatto grandi progressi e le nuove tecniche odontoiatriche mirano non solo a risolvere il problema puramente medico, ma anche quello estetico. I nuovi materiali usati fanno sì che la bocca risulti il più naturale possibile, senza più quelle brutte impalcature di metallo che guastavano completamente l’armonia del sorriso. 

Che si parli quindi di corone o di apparecchi per i denti, la parola d’ordine è “invisibilità”.

Vediamo quindi quali sono i rimedi tecnici che la ricerca ha escogitato per risolvere i vari problemi della bocca.  Il primo obiettivo è nascondere l’apparecchio, finora antiestetico e inamovibile per molti e molti mesi. Questo “apparato”, che finora veniva posto sulla parte anteriore del dente, è stato spostato nella parte posteriore, verso il palato, in modo che non sia visibile.

L’apparecchio linguale (così è chiamato per via della posizione verso la lingua e non verso l’esterno), rispetto al classico apparecchio, finora non cambia di molto, l’unica differenza, importante, è nel posizionamento delle placche e dei fili di trazione. Proprio questo fattore, la posizione verso l’interno della bocca, lo rende però più difficile da applicare e rende più complicata anche l’igiene orale che si dovrebbe seguire, in particolare quella specifica per l’apparecchio, che ha i suoi appositi spazzolini per far sì che non rimanga alcun residuo di cibo incastrato tra una placca e l’altra (essendo queste posizionate all’interno, infatti, è più difficile che lo spazzolino arrivi a pulirle perfettamente).
Inoltre è riscontabile un difetto di pronuncia per i primi giorni, che scomparirà gradatamente nell’arco di un mese al massimo. 
Essendo l’apparecchio posto dalla parte della lingua, questa può indolenzirsi, come avviene per la parte interiore delle labbra con gli apparecchi classici. Anche in questo caso il tutto si risolve in pochi giorni; degli sciacqui in acqua e sale nella prima settimana dovrebbero alleviare il problema.

La soluzione alternativa è quella di mettere l’apparecchio in modo tradizionale, nella parte anteriore, ma mimetizzandolo. Questa soluzione prevede che vengano utilizzate delle placchette in ceramica e dei fili trasparenti. Le placche in ceramica, infatti, si mimetizzano perfettamente con il colore dei denti.
In caso di smalto macchiato o ingiallito, si può prevedere un trattamento di sbiancamento dei denti prima dell’applicazione dell’apparecchio, in questo modo la differenza tra le placche e il colore dei denti non sarà invisibile.
La ceramica, essendo totalmente biocompatibile, è il materiale usato anche per otturazioni o corone, in sostituzione dei vecchi metalli usati in passato, che erano evidenti appena si apriva un po’ la bocca, con forte effetto antiestetico.


L’allineatore, o apparecchio invisibile, l’ultima novità
Si chiama “Invisaling” (allineatore invisibile) e si tratta di un particolare apparecchio fatto di plastica termo stampata che allinea i denti proprio come un normale apparecchio ortodontico grazie alla sua forza elastica. Al contrario dei normali apparecchi, non ci sono placche di supporto. E’ una mascherina trasparente perfettamente modulata sul morso.

Prima di applicarla viene fatta una scansione dell’impronta dentale. Secondo il modello digitale tridimensionale verrà creato, tramite un procedimento particolare, il modello di resina dell’arcata (o di entrambe),  uno per ogni stadio progressivo dei movimenti dentali.
Questi modelli faranno da base alla mascherine di plastica trasparente che saranno da sostituire ogni due settimane per un periodo variabile da 6 a 15 mesi, con visite intermedie per valutare lo stato di allineamento dei denti. 
In caso di problematiche più serie sarà necessario prolungare il tempo di utilizzo delle mascherine.


L’apparecchio invisibile è rimovibile, andrà quindi tolto per mangiare o per la normale igiene orale. 
Bisogna specificare che il costo di Invisaling è decisamente superiore al costo di un normale apparecchio; il suo prezzo è di circa 2.500/3.000 euro ad arcata. La spesa è giustificabile solo se l’aspetto estetico è una priorità, come per chi ha bisogno di correggere un disallineamento dentale da adulto, quando la necessità della vita sociale o lavorativa danno all’aspetto fisico una maggiore importanza di quando si è ancora bambini,

Dentifrici sbiancanti

Come funzionano i tanti dentifrici sbiancanti venduti in farmacia o al supermercato?
Alcuni hanno un’efficacia meccanica e, attraverso agenti chimici come silice, solfati e perliti, determinano un’azione abrasiva calibrata, una sorta di scrub che elimina i residui alimentari e quelle macchie che conferiscono ai denti una colorazione giallastra.
Altri invece, sono caratterizzati da un’efficacia chimica perché composti da sostanze che sciolgono alcune macchie, come gli estratti di licheni.
Quasi tutti i dentifrici sbiancanti contengono anche fluoro, che serve a rafforzare lo smalto e a proteggerlo dagli attacchi degli acidi prodotti dagli enzimi batterici presenti nella bocca che potrebbero contribuire a un sorriso poco brillante.
Attenzione però: il dentifricio sbiancante non va usato sempre, solo come trattamento periodico che serve a mantenere l’effetto degli eventuali  trattamenti sbiancanti.


Attenzione all’acqua ossigenata per sbiancare
Fino all’anno scorso si potevano vendere prodotti sbiancanti con concentrazioni anche molto alte di perossido di idrogeno (acqua ossigenata).

Ora fortunatamente anche l’Italia ne ha vietato il commercio, recependo una direttiva europea: per il fai-da-te la concentrazione massima non può superare lo 0,1%, gli sbiancanti con quantità di perossido di idrogeno tra lo a,1 e il 6% richiedono un esame clinico e il trattamento iniziale da parte di un dentista. Serva da monito a chi usa la comune acqua ossigenata venduta al supermercato per uno sbiancamento casalingo. Può causare infiammazioni alle gengive e altre irritazioni ai tessuti molli della bocca.
Le buone abitudini sono il primo sistema per mantenere denti bianchi. Spazzolino e dentifricio con regolarità e seduta di igiene orale ogni anno: questa è la base.


Buone abitudini
Ci sono poi alcune sostanze che più di altre intaccano il candore, come caffè e sigaretta. Idem per il vino. Può macchiare i denti più quello bianco (che ha un pH particolarmente acido) che il rosso. Ma un ricerca condotta in Germania presso l’Università Johannes Gutenberg di Magonza ha messo in luce che esiste un piccolo trucco per ovviare il problema (perfetto durante l’aperitivo): mangiare un pezzetto di formaggio mentre si beve.

Mal di denti: rimedi naturali

Il mal di denti è il sintomo di varie malattie quali carie, ascessi, infiammazioni della polpa e della radice del dente, piorrea e gengiviti. Il dolore può essere localizzato o diffuso su tutto il volto, intenso, pulsante e spesso insopportabile. Alcune volte, è leggero e si intensifica consumando cibi e bevande calde o fredde o a causa della masticazione.
In questi casi la medicina naturale può aiutare grazie a rimedi che riducono il dolore per i loro effetti antinfiammatorio, disinfettante e, talvolta, leggermente antibiotico.


Per lenire il dolore
Il bosso (Buxus sempervirens) già noto per le sue proprietà sin dal XII secolo: preparato sotto forma di macerato glicerico al dosaggio di 30 gocce diluite in mezzo bicchiere d’acqua, permette di ridurre il dolore grazie alla sua azione antinfiammatoria. Va preso alla mattina e alla sera per 4-5 giorni. 
Utili sono anche gli sciacqui della bocca fatti con 30 gocce di tintura madre di calendula (Calendula officinalis), sciolte in un bicchiere di acqua tiepida, da ripetersi ogni 2-3 ore per 4-5 giorni, sfruttando le qualità antidolorifiche e disinfettanti di questo fiore. A questo rimedio, si possono aggiungere 30 gocce di tintura madre di echinacea (Echinacea Angustifolia) che ha notevoli proprietà antibiotiche.


Per ridurre la tensione
Ai rimedi citati, che agiscono sul dolore e sull’infiammazione, si può abbinare il macerato glicerico di tiglio (Tilla tomentosa) che, grazie alle sue proprietà sedative, è utile per ridurre la tensione nervosa che accompagna e può amplificare il mal di denti. All’effetto sedativo si lega quello ansiolitico, utile in caso di ansia legata alla “paura” del dentista, che spesso fa ritardare l’intervento dello specialista. In entrambi i casi, il dosaggio è di 30 gocce tra volte al giorno per 2-3 giorni.
Questo rimedio è indicato anche per i bambini, riducendo il dosaggio in base all’età.



Un pronto intervento
E’ d’aiuto anche mettere 1-2 gocce di tintura madre di piantaggine (Plantago mahor) che riduce l’infiammazione, direttamente sul dente dolorante, ripetendo l’applicazione 3-4 volte nella giornata per 2-3 giorni. Questa pianta è molto comune nei prati e lungo i sentieri di campagna; tradizionalmente le sue radici grattate venivano usate come impacco sulla guancia per alleviare il mal di denti. Inoltre, è utile mettere a contatto del dente un batuffolo di cotone sul quale sono state versate 1-2 gocce di olio essenziale di chiodi di garofano (Caryophilli aetheroleum), due volte al giorno per 2-3 giorni. Oltre che disinfettante, questo olio allevia, anche se solo temporaneamente, il dolore. 
In assenza dell’olio, è anche possibile mettere sul dente dolente un chiodo di garofano.

Mese della prevenzione dentale

Approfittiamone e facciamo un regalo ai nostri denti. Fino alla fine di ottobre puoi approfittare del 33° mese della prevenzione dentale. Offerta da i dentisti Andi in collaborazione con Mentadent, ti permette di sottoporti ad un accurato controllo gratuito. Informazioni e dentisti aderenti su mentadent.it

Inoltre puoi usufruire anche dell’iniziativa di Oral-B, AZ e Kukiden “Tutti in piazza sorridenti”: gli specialisti dell’Associazione igienisti dentali italiani saranno presenti in 19 piazze per informazioni sulla prevenzione. Inoltre è disponibile il numero verde 800116331 per ricevere consiglia da un esperto. Info: aiditalia.it

A novembre, infine, c’è la 7ª edizione del  Mese della prevenzione del bruxismo (l’abitudine di stringere o digrignarei denti). Puoi usufruire di una visita odontoiatrica gratuita, presso uno degli oltre 5.000 studi selezionati. In più, se soffri di questo disturbo e utilizzi già un bite, puoi acquistarne uno nuovo della linea DrBrux con 20 euro di sconto. Info: drbrux.com

Novità
Gli specialisti della Yale University (USA) stanno studiando una sostanza, Keep32, che dovrebbe debellare in un minuto lo Strptococcus mutans, il batterio cariogeno.  Ma in attesa di un rimedio anticarie definitivo, è bene curare l’igiene orale il più possibile!

Pulizia dei denti: tecnica di Bass

Come ci hanno insegnato fin da bambini, i denti vanno lavati dopo ogni pasto. Ma siamo sicuri di farlo nel modo corretto?

Si chiama “tecnica di Bass modificata”: i denti vanno spazzolati con un movimento rotatorio, non circolare, verticale dalla gengiva al dente (mai al contrario), sia sulle superfici esterne che su quelle interne (spesso si dimenticano) e con un movimento orizzontare sulle superfici masticatorie.
Il tempo minimo necessario per l’igiene orale dovrebbe essere di almeno 2 minuti. Ricordate inoltre di sciacquare bene lo spazzolino dopo l’uso, per eliminare eventuali batteri.
E’ utile anche la pulizia della lingua, perché nelle sue pliche si annidano batterici che possono essere causa di alitosi. Per farlo, basta il normale spazzolino, oppure, ancora meglio, un pulisci-lingua.
Può capitare di mangiare fuori casa e non avere dietro lo spazzolino (buona regola è comunque portare sempre con sé un piccolo kit da viaggio): sarà utile sciacquare abbondantemente la bocca con acqua, ma soprattutto evitare di concludere il pasto con un dolce; meglio elementi fibrosi come verdure crude o una mela, che aiutano a pulire i denti.


Spazzolini
Se avete uno spazzolino manuale, assicuratevi che abbia un manico anatomico e comodo da impugnare, una testina di 2,5-3 cm di lunghezza e 0,5-1 cm di larghezza e setole di durezza media con la punta arrotondata. La disposizione mista delle setole è più una trovata commerciale che funzionale: lo spazzolino classico è perfetto.
Lo spazzolino va cambiato ogni 3 mesi al massimo, o comunque quando mostra evidenti segni di usura.

Lo spazzolino elettrico può essere più efficace nella rimozione della placca, ma solo per chi non riesce ad eseguire bene la tecnica di Bass, che resta sempre il metodo migliore. In caso di gengive sensibili, poi, è meglio usarlo con cautela. Sceglietene uno con testina rotonda, soffermandovi sulla pulizia di ciascun dente per qualche secondo.


Filo, scovolino e collutori
Il filo interdentale va usato quotidianamente almeno una volta, preferibilmente di sera. Quello cerato è più semplice da usare perché facilita il passaggio nel punto di contatto tra i denti, quindi può essere utile soprattutto per chi ha contatti interdentali serrati, ma in realtà il non cerato è altrettanto efficace.
Interessante il tipo espandibili, che con l’uso si espande come un spugna e aumenta così notevolmente l’efficacia pulente del fino. Allo stesso scopo sono utili gli scovolini.

Attenzione ai collutori. Quelli generici hanno scarsa utilità, meglio usare quelli specifici, ma per breve tempo, e solo in caso di necessità su prescrizione dell’odontoiatra, in quanto possono causare irritazioni e ipersensibilità soprattutto se contengono alcol. 
Collutorio naturale fai da te
Un collutorio del tutto naturale e utile per rinfrescare l’alito e aiutare a tenere lontano i batteri che causano placca e  stomatiti è quello che si ottiene aggiungendo un cucchiaio di foglie secche di salvia a un litro d’acqua bollente, facendo riposare per 10 minuti e poi filtrando l’influsso. Si utilizza, una volta freddo, per sciacqui quotidiani.



Non dimenticate infine che ogni sei mesi circa è bene sottoporsi a una seduta di pulizia professionale dei denti.

Consigli per la salute dei denti

Secondo una ricerca solo il 39% dedica adeguata attenzione a igiene e cura dei denti, e appena il 36% fa visite di controllo periodiche dal dentista. Situazione ancora più critica per la parodontite, infezione che colpisce oltre il 60% della popolazione. Ma l’aspetto più grave è che quasi il 40% degli italiani crede ancora che la parodontite sia una malattia non curabile. Può invece essere evitata con i controlli periodici dal dentista. Esiste anche un test di autovalutazione della parodontite su parodontite.it/cura-piorrea/test-parodontite.

Alcuni chiarimenti riguardanti l’igiene orale
Sbiancamento
Esistono vari dentifrici sbiancanti sul mercato. Ma un intervento di sbiancamento dei denti più duraturo e calibrato sulle singole esigenze si fa dal dentista con prodotti ad alta concentrazione di acqua ossigenata, anche detta perossido d’idrogeno. Questo può provocare un aumento della sensibilità  dei denti, possibili danni alle otturazioni, irritazioni. 
Per questo sono stati regolamentati i prodotti di autosbiancamento. Si è stabilito che a casa non is possono usare prodotti con concentrazioni sopra il 6% di perossido.



Spazzolino elettrico
L’elettrico è migliore dello spazzolino manuale? La risposta è sì, ma deve avere il manico ergonomico per indirizzare le testine rotanti, e queste devono essere preferibilmente tonde. In caso di usura dei denti la parola passa al dentista e all’igienista, che devono sensibilizzare il paziente sull’uso del fluoro e sua una corretta alimentazione. L’uso di paste dentifrice fluorate riduce le nuove carie di un terzo. Fondamentale resta la prevenzione a casa del paziente e alcune associazioni di dentisti (Aio) stanno formando i propri iscritti sulla sensibilizzazione circa questi temi.

La sigillatura dei denti

I bambini si sa, amano i dolci. Li consumano in diversi momenti della giornata e, non sono ancora esperti nella corretta igiene orale corrono il rischio di andare incontro alla carie. Oggi, l’odontoiatria, mette a disposizione una difesa in più. 
Si tratta della sigillatura, un sistema che consiste nell’applicazione di una sostanza speciale sui molari posteriori, per renderli più robusti.
Solitamente la sigillatura si fa solo sui molari permanenti, che generalmente spuntano verso i 6 anni di età.
Questo perché i molari, per la loro posizione, sono i più esposti alla carie in quanto più difficili da tenere puliti. Inoltre hanno una superficie caratterizzata da un susseguirsi di solchi e avvallamenti in cui la placca tende ad accumularsi, dando origine al meccanismo di disgregazione dello smalto che porta alla sua distruzione.

L’applicazione della resina è un sistema veloce e poco invasivo che richiede circa 20 minuti. Non è assolutamente né dolorosa né fastidiosa. Può essere quindi un modo piacevole per avvicinare il bambino al dentista, aiutandolo a prendere confidenza con le cure odontoiatriche.
La resina viene applicata accuratamente con una sorta di pennellino, nei solchi dei molari superiori e dei molari inferiori.
Alcuni tipi di resine sono auto indurenti ossia solidificano spontaneamente nel giro di qualche istante, per altre è necessaria l’applicazione sulla zona di una luce blu. In ogni caso per ogni tipo di resina si verifica una sorta di adesione chimica e micromeccanica: i materiali, in altre parole, si integrano con la struttura del dente.

Una sigillatura ben fatta ha una durata anche di 10 anni. Le sigillature vanno controllate e, se si staccano, vanno effettuate nuovamente. Prima di effettuare una sigillatura bisogna accertarsi che i denti siano sani e non siano già stati intaccati dalla carie.


Con l’impegnativa del pediatra è possibile fare la sigillatura gratuitamente se si cerca uno studio dentistico convenzionato con la mutua.

Alitosi: tipologie, cause e rimedi

L’alitosi è un problema che affligge dal 40 al 50% della popolazione. Soffrire di alito cattivo crea disagi in famiglia, sul lavoro e in generale nelle relazioni con gli altri.
Bisogna innanzitutto distinguere due diverse tipologie di alitosi: quella parafisiologica e quella patologica. Nel primo caso si tratta di un fenomeno transitorio che può manifestarsi in alcuni momenti della giornata e ha una durata limitata nel tempo.

Cibi
Diversi fattori possono provocare l’alitosi parafisiologica, ma generalmente, è colpa della dieta. Aglio, cipolla, alcune spezie, alcol, cibi pesanti da digerire o troppo proteici sono i principali responsabili dell’alito cattivo, perché favoriscono la proliferazione di batteri cattivi nella bocca. 
Per contro ci sono alcuni cibi che contrastano l’alitosi come i mirtilli rossi, il sedano, lo yogurt e la frutta fresca. Aiutano a rimuovere le piccole particelle di cibo rimaste in bocca evitando così che i batteri si attacchino ai denti.

Farmaci
Un’altra causa di alitosi parafisiologica è l’assunzione di determinati farmaci , come gli ansiolitici, i sedativi, antidiarroici e gli antinfiammatori. Questi medicinali provocano secchezza delle fauci, che a sua volta causa infezioni da batteri, problemi al cavo orale e conseguente alitosi.
Masticare foglie di prezzemolo o di menta oppure fare impacchi con foglie di salvia strofinandole sulle gengive e sui denti può essere d’aiuto. Una volta terminata la cura farmacologica, l’alitosi si risolverà in breve tempo.

Altri motivi
Altri motivi che possono scatenare l’alitosi parafisiologica sono parlare per molte ore di seguito o un digiuno prolungato. Ma può capitare anche appena svegli soprattutto se si è raffreddati perché si tende a respirare con la bocca, facendo così diminuire la salivazione.
La saliva, infatti, serve da detergente naturale, mentre la sua mancanza modifica l’equilibrio della bocca facendo aumentare il pH e dando via libera all’alito cattivo.
Importante è bere tante acqua durante la giornata. Una corretta idratazione promuove la secrezione di saliva che ha un effetto protettivo nei confronti dei batteri nocivi e mantiene pulita la bocca. I benefici sull’alito (oltre che per l’organismo in generale) si vedono bevendo otto-dieci bicchieri al giorno che corrispondo a circa un litro e mezzo o due.

Alitosi patologica
Si tratta di un disturbo che per il 90% dei casi è dovuto alla formazione di placca batterica, gengiviti, carie, parodontiti, tutti disturbi favoriti da una scorretta igiene orale.
Il cattivo odore è provocato principalmente dai composti sulfurei volatili che vengono liberati attraverso una reazione chimica provocata dall’interazione fra i residui di cibo e la presenza di batteri in bocca.
In particolare trovano terreno fertile nelle tasche gengivali, nelle fessure dei denti e nella parte posteriore della lingua, più ruvida perché ricca di papille e difficile da detergere. 
Per capire se si soffre di alitosi patologica è sufficiente recarsi dal dentista.


Alitometro
Da qualche anno è disponibile anche un test per verificare la presenza di alitosi. Si tratta dell’alitometro (halimeter), uno strumento formato da una cannuccia entro cui si deve soffiare e da un macchinario in grado di quantificare i composti sulfurei volatili presenti nella bocca, nel naso e nei polmoni.
La misura limite è 75 ppb(parti per bilione), superata la quale si iniz8ia ad avvertire un odore sgradevole.
Prima di sottoporsi a questo esame bisogna però attenersi a regole precise, come quella di non utilizzare collutori e di non mangiare nulla a partire da sei ore prima.


Sono ancora molti, però, gli studi odontoiatrici che si avvalgono della prova organolettica. Consiste nell’odorare l’alito del soggetto da una distanza ravvicinata di un palmo, di un metro e di tre metri. A seconda di dove viene percepito l’odore, si classifica l’alitosi come leggera, moderata o gra

Denti bianchi e lucidi: rimedi naturali

Macchie e smallo giallo o ingrigito rovinano denti e sorriso. Prima di affidarsi alle cure di un dentista, sicuramente valide ma costose, perché non provare a smacchiare i denti a casa propria ? 
Ecco i rimedi tutti naturali adatti a recuperare il bianco dei denti ed un sorriso smagliante.


Salvia
La salvia è rimedio della nonna da recuperare. Funziona senza fare danni. Contiene un olio essenziale che lubrifica la superficie dello smalto, mentre alcuni minerali presenti sulle sue foglie le danno un leggero potere abrasivo. Così la salvia può rimuovere  le molecole colorate che si sono depositate sul dente. Per di più, l’olio essenziale che contiene ha anche una certa azione disinfettante e tonifica le gengive, infatti è usato come ingrediente di alcuni dentifrici.
Basta strofinare un paio di volte alla settimana una foglia di salvia fresca sui denti, per un minutino circa. Molto utile per i fumatori.


Radice di araak (miswak)
Il Miswak è la radice dell’alberto di araak (Salvadora persica): nota ocme spazzolino da denti naturale in diversi Paesi del Medio Oriente, si sta diffondendo anche in Italia per la sua azione sbiancante (contiene fluoruri, silicio e vitamina C). Si trova in alcune erboristerie, nei negozi di prodotti bio e online. 
Viene venduta in confezioni di plastica e va usata come fosse uno stick che si passa sui denti.  Non va strofinata con troppa energia. 
Ha un potere sbiancante e antisettico. Va usata una volta a settimana


Fragola o mela
Un rimedio naturalissimo: taglia un pezzo di mela o una fragola a metà e passalo sui denti. L’acido malico contenuto in questi due frutti dona lucentezza allo smalto dei denti e ha una certa azione smacchiante.
Un effetto che si ottiene addentando la mela intera. Rimuovono le macchie più recenti dai denti ma non hanno effetto sbiancante.



Bicarbonato di sodio
Il bicarbonato di sodio ha un buon potere sbiancante, tanto che è tra gli ingredienti  di alcuni dentifrici e viene utilizzato alla fine dell’igiene dentale dell’odontoiatra. Il bicarbonato, però, va considerato una  soluzione d’emergenza, per esempio in vista di un appuntamento a cui ci si vuole presentare con un sorriso smagliante. 
Immergere lo spazzolino in un bicchiere d’acqua in cui si è sciolto un cucchiaino di bicarbonato e passare delicatamente sui denti, evitando il contatto con le gengive, poi risciacquare.
Rimuove le macchie superficiali e lucida i denti. Una diluizione non corretta ed un uso troppo frequente rischiano di aumentare la sensibilità dentale e danneggiare lo smalto. Non bisogna dimenticare che il bicarbonato, essendo basico, è corrosivo. Il suo uso ideale è per pulire la dentiera.